“Ti amo perchè non ho bisogno di te” Krista Corso
Krista ritratta da Azzurra Piccardi photographer, make up artist Valentina Pagni
Sono sempre stata molto più fortunata, se sola e i risultati più eccellenti li ho sempre ottenuti da sola.
Sono nata leader, solitaria e mi circondo di persone che hanno necessità di me, e mai il contrario, ma soprattutto, il momento per me più idoneo per essere felice, è quando sono sola.
Nell’ultimo anno, la mia perfetta equazione è stata spodestata da un mio continuo mendicare perchè la mia vita mi è crollata in testa ed ho avuto bisogno di tutto e di tutti, capendo cosi che “saper chiedere” è diverso da chiedere e importantissimo quanto “non chiedere”.
Gli altri non sono la nostra cura ricostituente o la nostra terapia, gli altri sono liberi quanto noi.
La consapevolezza che la solitudine è il nostro stato naturale, e che noi siamo davvero forti, se soli, dovrebbe regnare chiara in tutti noi.
Ho chiesto alla mia più che decennale amica Silvia Torricelli, di intervenire nel mio blog col suo racconto di un esperienza che l’ha resa grande ai miei occhi.
Lei ha scelto di superare se stessa, e l’ha fatto tra i falchi, abbattendo ogni suo limite, ogni suo blocco, ogni sua paura. Un coraggio che definirei azzardato, un esperienza che definirei quasi incosciente e che mi riempie le vene di “senso della vita”.
Ringrazio Silvia per il suo “volo più lungo”, perchè sento che con lei, lo stiamo facendo tutti noi!
Silvia in viaggio verso il suo "volo più lungo"
“Continua sempre a conoscere te stesso perché non finirai mai di stupirti!” Silvia Torricelli
…almeno così, a me, è successo:
Mi chiamo Silvia, sono laureanda in scienze naturali, abituata agli abbinamenti di look, alle uscite con gli amici e alla piega sempre apposto, mi sono ritrovata a vivere per due lunghissimi mesi sola, in isolamento, senza linea telefonica, senza connessione internet, senza mezzi di trasporto, e non sono stata obbligata, l’ho semplicemente scelto.
Sono stata ne più ne meno la perfetta concorrente della popolare trasmissione “l’isola dei famosi”, solo che io non avevo le telecamere in faccia e nessun montepremi da vincere, non ho pianto davanti a quei milioni di telespettatori da conquistare, l’ho fatto solo per me ed è stato il mio volo più lungo.
Non avrei mai creduto a quel che fosse successo dentro di me, quanto la natura mi avrebbe potuto dare e riempire in maniera così smodata al punto di voler solo isolarmi in mezzo ad essa e perdermici.
A marzo 2011, con due mie compagne di studi, partii per svolgere un tirocinio di 6 mesi all’estero, convalidato per la mia laurea. Destinazione Siviglia, per lavorare presso la stazione biologica di Doñana: un grande parco naturale a Sud della Spagna, che ospita un’ ampia varietà di fauna e flora. Per i primi due mesi, il mio lavoro era al pc, dovevo semplicemente inserire dati raccolti dalla stazione biologica sull’aquila calzada, un rapace comune in quelle zone.
A fine maggio la struttura presso cui lavoravamo, ci comunicò finalmente l’inzio dell’attività nella riserva naturale: la reintroduzione del falco pescatore, progetto che si rinnova ogni anno dal 2006 con ottimi risultati, considerata la bassa presenza in Spagna di coppie che si riproducono in natura. Il mio primo pensiero fu di preoccupazione circa le condizioni precarie legate alle grandi scomodità e alla distanza dalla metropoli, eravamo di fatto isolate in mezzo al verde sconfinato.
Il nostro compito, era lavorare, come volontarie affianco ai tecnici, dando da mangiare ai piccoli falchi, osservandoli e annotando quanto mangiavano, quando iniziavano a sbattere le ali e a esercitarsi a volare per poi valutare il tempo necessario prima della liberazione. Una volta liberi, li avremmo osservati in libertà.
giovane Falco Pescatore reintrodotto in natura
Parco De Los Alcornocales che ospita il Falco Pescatore
Tutto sembrava indicare che il mio posto era davvero solo quello di stare davanti ai falchi e preoccuparmi unicamente di fare loro da madre adottiva. Fu davanti a quei falchi, che iniziai a sentire dentro di me una nuova ricchezza, una nuova luce che mi riempiva e che non mi faceva sentir la mancanza di nulla ormai, perché mi accorgevo che dentro di me, avevo tutto quello che mi serviva, mi sentivo un piccolo punto meraviglioso di questo mondo da cui ancora tanto, tutto dovevo imparare.
Tutto quello che mi succedeva intorno, mi completava di meraviglia, di fascino, di una sensazione che mi faceva sentire adattata, che mi faceva sentire bene come non mai.
Nel mio più totale equilibrio raggiunto, potevo così concedermi momenti per aprire un grande occhio su me stessa, per guardarmi meglio dentro e scoprire tante cose di me che prima non conoscevo.
Fu cosi, che decisi di restare completamente sola in una casetta in legno, all’interno del parco De los Arconocales.
Una scelta sofferta, sconsigliata da tutti, ma ponderata in me come la cosa più giusta che potessi fare.
In me un pensiero si era ormai fatto spazio e era diventata una certezza che mai avrei creduto di desiderare così fortemente: volevo stare sola, adoravo quel posto, la sua solitudine in cui mi potevo rifugiare, quel silenzio e quella pace. Io ero felice solo dov’ ero, avevo trovato il mio posto nel mondo.
Non c’era traccia di società nel raggio di diversi chilometri, il più piccolo paesino era raggiungibile solo in auto, ma io non ce l’avevo ed ero senza mezzi di comunicazione.
Ero totalmente sola in un silenzio surreale, interrotto la notte solo da richiami di civette e allochi e potevo contare solo su di me.
Ero ben consapevole che la mia scelta era coraggiosa perché sapevo quante volte lo stress e il nervoso avrebbero potuto prendere il soppravvento nella mia testa e che spesso la passione che possiedi per qualcosa che stai facendo non basta a toglierti la rabbia e la tristezza di certi momenti.
Però mi sentivo forte e volevo provare a fare il famoso “volo più lungo”, al di là di quello che fino a quel momento conoscevo bene di me stessa, le mie paure e ciò che non avrei mai voluto vivere soprattutto.
Avevo paura del buio oscuro, del dormire da sola la notte e del perdere la presenza giornaliera di una persona accanto.
Ma altrettanto forte in me era il richiamo di un qualcosa di nuovo che premeva nell’uscire, nel voler esser messo alla prova: volevo rischiare.
All’inizio le difficoltà sono state molte ed è sempre difficile adattarsi a una nuova situazione: di notte mi addormentavo sempre un po’ timorosa perché nel silenzio più assoluto mi fissavo ad ascoltare ogni singolo rumore e tutto mi sembrava strano e pauroso, spesso saltava la corrente elettrica, il vento forte pareva sempre un tornado, la pioggia mi spaventava più del dovuto. Ma poi ti adatti e ti abitui…
La casetta isolata nel bel mezzo della riserva naturale
Mi rendevo conto di quanto questa esperienza mi stesse donando, di quanto stavo apprendendo ma ci sono stati momenti dove davvero ho sofferto, e allora ti continuavi a ripetere dentro resisti, che presto finirà.
Tu sola avevi scelto di lavorare lì e il lamentarsi diventava superfluo.
Dovevi solo adattarti ed è ciò che ho fatto e ne ero fiera. Però c’erano momenti in cui era davvero troppo e mi trovavo a ricercare un equilibrio dentro di me che troppo spesso diventava precario e lo perdevo velocemente, quasi coincidesse con il solo allontanarmi dal mio lavoro con i falchi…
Resistevo di mente ed era la cosa più difficile da fare.
Varie volte mi sono sentita sul punto di iniziare a urlare perché qualcuno mi sentisse. Eppure, non ho mai sentito dentro di me un motivo davvero valido per rinunciare. Andavo nel campo e avevo sempre gli stessi occhi e la stessa voglia di stupirmi e di emozionarmi di fronte a quello che poteva succedere, i falchi crescevano e qualcosa di nuovo e straordinario, anche se piccolo, lo avrebbero sicuramente fatto.
Dovevo solo aver pazienza.. Mi mettevo seduta ad osservarli e tutti i cattivi pensieri se ne andavano: potevo solo godere e rimanere affascinata dal loro volteggio nell’aria, dal loro fracassante ma tenero piare, dal loro diventare grandi. Questo mi motivava a stare lì, mi appassionava, non mi faceva sentire ne sacrificata, ne stanca e avevo trovato quell’equilibrio nella natura che ormai era un indelebile certezza dentro di me.
Mai mi sarei sentita inadeguata o fuori luogo davanti ai miei falchi, mai mi sarei dovuta sforzare per dimostrare qualcosa a chi da me niente pretendeva!
Ricordo che il giorno della liberazione dei falchi dalle gabbie, è uno dei pochissimi momenti vissuti fino ad oggi, dove mi sono sentita parte della vita e del mondo, parte di quella vita che cresceva, parte di quella vita che giorno dopo girono voleva prendere le ali della libertà proprio come noi vorremo fare da adolescenti e come dovremmo fare da adulti seguendo sempre la sicurezza dentro noi stessi.
E solo quando, come il falco, lo vogliamo e lo sentiamo dentro di noi, come richiamo forte, possiamo provare a tentare un “volo più lungo”, contando solo su noi stessi!
Falco Pescatore libero
Solamente mio padre sapeva che ero totalmente sola, mia madre no. Mio padre è un uomo che dal 1980 viaggia solo in Africa con la sua Land Rover ed era fiero di me nel sapermi vivere quest’ esperienza che tanto mi avrebbe cresciuto.
Direi che così estranea alla società come mi sentivo, sono diventata proprio come mio padre, sola nei miei viaggi, dove ho vissuto la vita al massimo di come la potevo vivere, dove mi sono gestita da sola e dove ho scelto, ho visto, ho sentito, ho percepito gli odori e i profumi della natura, e tutto questo mi sembrava così normale… anche oggi che ne parlo non mi stupisco di quello che ho fatto perché chiunque sarebbe capace di farlo, basta solo provarci.
Mi sono fatta artefice e giudice di me stessa e di tutte le mie scelte, ben consapevole e responsabile di ciò a cui andavo incontro e senza mai permettermi di lamentarmi, perché io sola avevo voluto tutto questo.
Quando tornai nella società a Siviglia, l’ultimo periodo, mi sentivo spenta, come espropriata dal mio posto nel mondo.
Psicologicamente a pezzi, ma serena perché avevo appreso dentro di me una verità paradossale: avevo ottenuto punti di forza per realizzare quello che più mi spaventava.
L’errante veliero che ero quando sono partita per la mia avventura quel 22 marzo, sempre troppo piccolo e per questo sempre pronto a imbarcare acqua alla prima onda un po’ più grande, è diventato oggi una Beatrice illuminata della luce fissa ed equilibrante che viene da dentro di me, follemente innamorata della vita, pronta ad accoglierla in tutte le sue sfumature.
Silvia riscoperta e stupita da se stessa
“La solitudine, cosi come l’amore, non può essere definita nel suo senso assoluto, è relativa a ciò che si è e che si vuol essere.”
Silvia Torricelli














Meraviglioso !!!
grazie di cuore davvero, come meravigliosa è stata questa esperienza!qui è scritto a nudo tutto quello che mi ha lasciato, io nata come un eterna insicura!
La prima cosa che vorrei dirti è che sei stata brava e coraggiosa, soprattutto se eri senza luce elettrica a volte. Devi aver avuto veramente una gran passione perchè non è da tutti, io per esempio, non farei mai quello che hai fatto tu. Brava!!!
che piacere Carla sentirti apprezzare tutto quello che ho scritto!!!!grazie!!!nemmeno la mia mamma lo avrebbe mai fatto!!!ed hai proprio ragione è stata solo la passione che non mi faceva mai sentire la pesantezza della fatica e del nervoso o della tristezza, nonostante a volte ce ne avessi tanta!!!!!
Silvia! Un Grazie che so da dove parte e che viaggia attraverso l’Infinito. Mi hai emozionata! Mi hai fatto sentire dove tu eri in quell’immensa ricca, “spaventosa”, assoluta, lussureggiante solitudine, ma connessa al Tutto come solo una scelta radicale come quella che hai messo in atto può generare. Anch’io, come te e Krista, sono solitaria anzi amo questo stato che mi permette di sentire davvero chi, cosa e dove sono in allineamento ad ogni livello di energia. Ti stimo e ti abbraccio con tutto il cuore.
la ringrazio moltissimo e sono davvero felice se son riuscita a emozionare perchè non è una cosa semplice!il rimanere sola non mi è costato, non l’ho vissuto come un sacrificio perché non ho dovuto rinunciare a niente. Avevo tutto dentro di me ma soprattutto mi sentivo in equilibrio in uno stato, cioè totalmente sola per un lungo periodo, che da sempre mi ha spaventato…allora avevo ancora moltissimo da imparare di me stessa e chissà quant’altro. Sono pronta a vivere! La ringrazio molto per la sua stima e un abbraccio anche a lei!!!!
Complimenti all amica più grande e coraggiosa che ognuno di noi possa avere!!!!Al giorno d’ oggi e soprattutto nelle nuove generazioni sono mosche bianche le persone genuine e vere come te… ed io sono onorata di averti conosciuta e che tu faccia parte della mia famiglia!!! ti voglio bene!!!
grazie sorella mia!parole enormi hai usato per me!se oggi sono così lo devo anche a te a come abbiamo vissuto fino a ora insieme e a tutto quello che mi hai insegnato soprattutto imparar a crescere e a vivere!!non potrei mai stare in un posto diverso da quello in cui sono oggi cioè esser la tua grande amica e star vicino alla tua famiglia!a me oggi nella mia vita no manca niente tu la completi!ti voglio bene anche io!!!